Globale Agenda PDF

Il Novecento è stato il secolo dei couturiers e degli stilisti, dell’alta moda parigina e del prêt-à-porter milanese: istituzioni che hanno diffuso la moda occidentale, i suoi modi di creazione, produzione, comunicazione, consumo, e hanno affermato il predominio europeo e occidentale in fatto di lusso e di gusto. Il nuovo secolo si è aperto all’insegna di un ampliamento di questa prospettiva, con l’emergere di una nuova moda globale, contaminata e pluralistica. L’estetica globale Agenda PDF o Asian chic, come è stato chiamato il fenomeno a partire dagli anni Novanta, non è esotismo nel senso tradizionale, cioè colonialista, del termine o, meglio, non si esaurisce in esso. I segni dell’interesse per la Cina sono numerosi.


Författare: Benedikt Strunz.
Internationale Nachrichtensender (INC) vermitteln ein unausgewogenes Bild der Welt. Eine empirische Untersuchung (u.a. von BBC World News und CNN International) zeigt, dass auch globale Nachrichtenformate nur einige wenige Länder in ihren Nachrichtenfokus rücken. Entwicklungs- und Schwellenländer werden auch von INC kaum beachtet.

Miss mondo cinese, Zhang Zi Lin. Shanghai è stata prescelta come set dal prestigioso calendario Pirelli e dal marchio Ferragamo per celebrare l’ottantesimo anniversario della fondazione dell’azienda. Nello stesso anno Ermenegildo Zegna ha scelto invece Pechino per ambientare la campagna istituzionale Great mind think alike, in cui un gruppo di manager viene fotografato in alcuni dei luoghi più celebri della Cina, come la Città proibita e la Grande muraglia. Il nuovo secolo appare caratterizzato da un’intensità di contaminazioni che non ha precedenti nel Novecento. Per trovare qualcosa di simile si deve andare a ritroso nel tempo, con le chinoiseries e le cotonine indiane, con i banyan, e gli scialli di cashmere, ossia risalire agli orientalismi che caratterizzarono l’Europa settecentesca e ottocentesca.

Lo spostamento dell’asse dall’Europa verso l’Asia e l’emergere di potenze quali l’India e la Cina producono, tra l’altro, un diverso modo di pensare l’etnico, la creatività, le relazioni tra le varie regioni del mondo. Uno dei fenomeni più interessanti dell’apertura dei nuovi mercati è dunque una distinzione sempre più sfumata tra moda e costume. La moda è considerata cambiamento e innovazione, mentre il costume è ciò che resta immutato nel tempo. Occidente, sia ancora perché gli stilisti, occidentali e non, li utilizzano e li rilanciano. Il salwar kameez, cioè la tunica portata sui pantaloni, tipico abito indiano e musulmano, non è solo l’abito portato dalle indiane e musulmane che vivono a Londra, ma in India e in Inghilterra è diventato anche un comodo abito delle nuove classi borghesi. Giorgio Armani, Donna Karan, Calvin Klein, e Ralph Lauren. Antonio Marras, designer del marchio Kenzo.

Kay, dopo che il suo uso era stato proibito durante il periodo della Rivoluzione culturale, e anche da stilisti europei. Il presupposto che per essere religiosi si debba essere indifferenti alla moda e che per seguire la moda non si possa essere davvero realmente religiosi, come se i due concetti fossero inconciliabili, è contraddetto dall’ampia diversità di stili adottati dalle donne musulmane contemporanee. In ogni parte del mondo le donne musulmane che si interessano di moda, ne modificano l’idea stessa, adattando e adottando mode locali e globali, e partecipano allo sviluppo di nuove tendenze. Sud dell’India assume differenti connotazioni ed è percepito da molte donne islamiche come un’alternativa sofisticata, metropolitana e di moda alle possibili varietà locali degli abiti che coprono interamente il corpo. Un fenomeno di questi ultimi anni è l’emergere e lo sviluppo del consumo islamico, che crea espliciti legami tra religiosità e moda, e incoraggia le donne musulmane a essere sia coperte sia alla moda, sia modeste sia attraenti. Iran è uscita Lotus, la prima rivista femminile sulla moda dai tempi della rivoluzione islamica.

Strategie di marketing globali spesso coesistono con forme più controllate, come le pubblicità in bianco e nero in cui i volti delle donne sono nascosti. Un commento a sé merita il velo, l’elemento principale del vestire islamico, cioè del vestire modesto, per la quantità di siti web che ne commercializzano versioni moderne, colorate, fashion. Quello che è stato definito il triangolo di stoffa a più alta intensità simbolica è uscito dunque dai confini del puro connotato di indicazione religiosa per addentrarsi nei meandri della moda. Nel sito della stilista di moda islamica Bin Hejaila, è possibile leggere gli intenti che animano la sua missione, to serve God and Islam e to promove dignity through fashion, ovvero servire Dio e l’islam e promuovere la dignità attraverso la moda.